Mestieri dimenticati #1. Il guardatore in faccia.

Il guardatore in faccia era un mestiere molto ambito, nato, pare, ai tempi e nei luoghi degli Sforza, sotto Galeazzo Maria, e mantenutosi attivo fino alla seconda parte del XX secolo.
L’operatore, dopo un lungo tirocinio – di solito iniziato nella bottega paterna, anche se sono attestati alcuni casi sotto il Murat di guardatori in faccia provenienti dalla Ruota degli Esposti e indirizzati alla professione dalle suore -, iniziava a guardare in faccia le persone per comunicare loro emozioni, sentimenti provati da terze parti inabili a scrivere; i più bravi interi concetti. Nell’antico Della nobile arte de la contemplatione del vulto vengono citati alcuni stratagemmi da parte dell’autore, rimasto anonimo: guardare tra gli occhi, la punta del naso, in pochi e rari casi le labbra; concentrarsi sui micromovimenti facciali (“le minute espressioni del vulto, quali […] il purpurearsi de le gote, la duraggine de lo sguardo et tutte le minutie che sieno visibili a ochio attento”, pagg. 23-24).
Oggi il mestiere pare dimenticato: l’ultimo Guardatore in faccia è stato Giuseppe Imposimato, detto Peppiniello ‘o guardatore, che morì cieco all’età di 101 anni nella sua modesta abitazione a Casavatore (NA).
In camera sua, vicino al letto, vennero rinvenute duecentottanta Polaroid, tutte di volti che aveva mirato nel corso degli anni. Pare non ne avesse dimenticato nessuno, dei volti che gli venivano commissionati, uomini e donne, e bambini; pare si fosse innamorato di tutti; rischio professionale, risulta, piuttosto noto.

 

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