Un sasso è un sasso.

Di ritorno dalla spiaggia le donai un sasso, sperando capisse cosa intendo per amore. Avrebbe potuto tirarmelo contro, mi sarei pianto vittima sul mio balcone – ho anni addosso, sono stato duro e utile, avrei fumato la Sigaretta Settimanale pensando che in fin dei conti sono un sopravvissuto, sono abituato a trovarmi un punto di salvezza mentre parti di me affogano.
Avrebbe potuto dire “Questo è il mio cuore”, l’avrei stretta a me, uno scrittore sa quando non ci sono parole.
Avrebbe potuto scartarla e l’avrei tramutata in pietra d’angolo, non è difficile, basta un po’ di vino, dei piedi sul cruscotto, passarsi la pietra tra le mani.
Avrebbe potuto persino appoggiarla lì, a terra; le avrei detto dei miliari, le avrei consegnato la mia intelligenza e il mio corpo, le avrei detto Ora dimmi qualcosa di te.
Mi disse Grazie, solo, e non ne fece nulla; e scoprii che aveva avuto il dono di tramutare un sasso in un sasso.

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